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Un tuffo nell’ignoto

Eric Börjeson è uno dei cineoperatori subacquei più esperti della Svezia. La sua ricerca dell’inquadratura perfetta lo ha portato a viaggiare in tutto il mondo. Ma l’esperienza più eccitante per Eric consiste ancora oggi nel fare un tuffo nell’ignoto. 

Kenneth Anderson

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Le avventure acquatiche

Eric Börjeson è cresciuto circondato da bombole e telecamere subacquee e oggetti esotici recuperati dai fondali marini. Un anno, durante una vacanza in famiglia, il padre gli fissò una bombola da sub sulla schiena, gli mise una maschera in testa e spronò il piccolo Eric di dieci anni a esplorare il fondale marino per tutto il tempo che desiderava. A prima vista, tutto ciò potrebbe sembrare un po’ insolito e persino pericoloso. Ma se si considera che il padre di Eric era Bengt Börjeson, il pionieristico regista subacqueo, un uomo spesso definito come la risposta svedese a Jacques Cousteau, questo gesto non sembra affatto strano. Anzi diremmo che è assolutamente naturale. 

«Per me imparare a fare immersioni è stato tanto naturale quanto imparare ad andare in bicicletta», spiega Eric. «Quando ero bambino, gran parte della vita in famiglia ruotava attorno alle immersioni. Quindi per me non si è mai trattato di un hobby, ma di uno stile di vita.» Per Eric è difficile individuare con esattezza il momento in cui ha iniziato a interessarsi alle immersioni. Una cosa di cui possiamo essere certi, però, è il ruolo che suo padre ha svolto nel motivare Eric a tuffarsi in acqua e dedicarsi con passione alla vita acquatica. 

L’ispirazione inizia a casa

«All’inizio degli anni ’50, mio padre fondò il primo diving center della Svezia a Göteborg. Poi, nel 1955, armato della sua prima telecamera subacquea artigianale, partì a bordo di un peschereccio ristrutturato per filmare le barriere coralline del Mar Rosso. La sua équipe di sommozzatori era solo la terza in tutto il mondo ad affrontare una tale avventura. Successivamente la sua carriera lo portò a partecipare alle operazioni di recupero e ripresa del Vasa, un vascello da guerra svedese affondato nel XVII secolo, al largo di Stoccolma. Le avventure di mio padre mi hanno ispirato e hanno acceso la mia immaginazione.» 

Quando durante la sua adolescenza venne il momento di partecipare alla prima lezione di immersioni, Eric si presentò con addosso la vecchia attrezzatura del padre. L’istruttore non aveva mai visto nessuno immergersi in quel modo prima di allora e non poté fare altro che scuotere la testa. Infatti, oltre a indossare l’attrezzatura in un certo senso anticonformista del padre, Eric non aveva mai letto nulla sulla teoria delle immersioni. Ma avendo una predisposizione così naturale, perché avrebbe dovuto farlo?

Ricordi dagli abissi

Eric Börjeson

cineoperatore subacqueo

La tradizione di famiglia continua

Nel 1984, i genitori di Eric si trasferirono in Spagna, ma Eric decise di restare in Svezia e continuare il lavoro del padre. Due anni dopo, filmò la sua prima scena subacquea per un cortometraggio svedese. Nel complesso, oggi Eric ha ripreso scene subacquee per oltre 200 documentari, lungometraggi e pubblicità. Ma tra tutti i film che ha girato durante i suoi 30 anni di carriera, ce n’è uno che occupa un posto speciale nel suo cuore. 

«Tra tutti i film a cui ho lavorato, quello più significativo per me è ‘La vita negli oceani’», sottolinea Eric. Si tratta di un documentario francese realizzato per il cinema. Ci sono voluti cinque anni per effettuare le riprese in 52 posti diversi in tutto il mondo. «Il film è un viaggio in compagnia degli animali del mondo marino. Era un progetto estremamente ambizioso e per riuscire ad avvicinarci sufficientemente agli animali abbiamo dovuto costruire nuovi modelli di telecamere, gru e attrezzature. Per catturare le immagini, quasi in ogni scena dovevamo inventare una tecnica che non era mai stata usata prima di allora.» La capacità di creare nuove attrezzature o adattare quelle esistenti allo scopo di effettuare le migliori riprese possibili è un talento che Eric ha ereditato dal padre e che è stato messo veramente a dura prova durante le riprese di ‘La vita negli oceani’. 

Il risultato di questo duro lavoro e innovativo processo di risoluzione dei problemi è un film unico nel quale riuscire a cogliere le sensazioni di stare al fianco degli animali era più importante che documentare i fatti stessi. Per essere un documentario naturalistico, ‘La vita negli oceani’ è stato un lavoro dal valore insolitamente artistico. Inoltre ha permesso a Eric di lavorare al fianco di alcuni dei membri della leggendaria équipe di Jacques Cousteau. Non stupisce dunque che questa esperienza abbia avuto e abbia tuttora una tale importanza per Eric. 

Una responsabilità nel profondo

Arrivato a 53 anni, Eric ha dedicato la maggior parte della sua vita a esplorare i misteri degli abissi. Ma per quale motivo la vita subacquea lo affascina così tanto? «C’è ancora tanto da esplorare», dice. «Il mare è una fonte infinita di ispirazione e curiosità. Ma anche l’esperienza del silenzio che si può vivere laggiù è molto emozionante.» 

Il potenziale inesplorato del mare e il modo in cui questo può essere usato per il bene del pianeta è un messaggio che Eric cerca di comunicare con i suoi filmati. «Le correnti dell’oceano e il movimento delle onde contengono fonti enormi di energia. Penso sia importante informare le persone di queste possibilità e spiegare i vantaggi che possiamo ottenere se utilizziamo questa energia nel modo giusto.» 

Sfortunatamente l’inquinamento e gli effetti del surriscaldamento globale vengono avvertiti nel mare tanto quanto sulla terraferma, una realtà che Eric ha potuto toccare con mano: «Ho visto delle immagini strazianti in mare. Enormi isole galleggianti di rifiuti plastici, sovrasfruttamento ittico delle barriere coralline, squali massacrati per accaparrarsi le loro pinne, fondali marini distrutti dalle reti a strascico e tanto altro ancora. 

Ma con un po’ più di informazione penso che possiamo cambiare le nostre abitudini. Possiamo pescare in modo più sostenibile e iniziare a ridurre le emissioni prima che sia troppo tardi. Penso che abbiamo appena iniziato a capire quanto sia effettivamente importante il mare per noi.

Alla scoperta dell’ignoto

Esperienze che si perpetuano

Il mare è senza dubbio importante per Eric. Dopo tutti i luoghi esotici esplorati e le missioni portate a termine, c’è un posto in particolar modo che resterà impresso nella sua memoria? 
«Il mio luogo preferito è senza dubbio la Terra Adelia nell’Antartico. Qui le acque sono cristalline e disseminate di iceberg enormi. Immergersi e seguire gli iceberg che si estendono per centinaia di metri sotto il pelo dell’acqua è l’esperienza che tutti i fotografi subacquei vorrebbero vivere.»

Ma Eric non pensa che le immersioni debbano essere riservate a pochi privilegiati, ma piuttosto che le esperienze e le avventure per cui vive sono alla portata di tutti; basta solo sapere dove guardare. 

«Non occorre andare troppo lontano per restare affascinati dalla natura o dai misteri degli abissi. Per me è sempre un gran piacere mostrare alle persone le meraviglie che si nascondono proprio sotto i loro occhi.» 

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