Viaggio al centro della plancia

Console onoraria

Dal portafiori al posacenere, dai comandi di “clima” e radio a un portaoggetti nascosto. Fino all’infotainment con Google integrato: com’è cambiata la parte mediana del cruscotto

Nella Volvo PV444 del 1944 la plancia si sviluppa su un piano orizzontale.

Tutto è organizzato su quest’unica dimensione, sospesa da un estremo laterale all’altro, senza alcun collegamento verticale tra il cruscotto e il tunnel. Se un vasetto portafiori spesso viene applicato come accessorio a sinistra del vano portaguanti, così da portare all’interno dell’abitacolo un’atmosfera (e un profumo) da salotto, la parte mediana della plancia viene tutta dedicata alla strumentazione: il tachimetro a mezzaluna in alto, gli indicatori secondari nella cornice inferiore. E il marchio Volvo ben visibile al centro.

Due ampi diffusori indirizzano l’aria calda verso il parabrezza, piatto e diviso in due metà, con tanto di montante centrale. Nei primi anni di produzione del modello il cockpit è verde quale che sia la nuance della carrozzeria. 

La parte superiore, sulla plancia della Volvo Amazon (1956), è rivestita in un materiale plastico nero imbottito: più protezione in caso d’urto ma anche eliminazione dei riflessi sul parabrezza.

Il conducente ha a sua disposizione un bel volante a quattro razze con servoclacson: un “pezzo” praticamente unico nella produzione mondiale. L’evoluzione, rispetto alla Volvo PV444, è enorme.

L’architettura generale rimane in ogni caso fedele alle linee orizzontali: al centro del cockpit le regolazioni di riscaldamento e aerazione e un ampio posacenere: presenza fondamentale in un’epoca in cui il fumo è ancora un’abitudine estremamente diffusa.

Le cose cambiano radicalmente con la Volvo 144 (1966). Dal centro della plancia scende un elemento secondario che si appoggia sul tunnel della trasmissione, rivestito – su questo esemplare, una DL – in moquette rossa.

I comandi sono incassati nella cornice esterna per evitare ogni sporgenza. Nella parte alta c’è un vero e proprio manifesto della sicurezza Volvo: lo sbrinatore posteriore, per una migliore visibilità, l’hazard (in posizione facilmente visibile e raggiungibile anche dal passeggero) e la spia che ricorda di allacciare le cinture di sicurezza.

Subito sotto, le regolazioni dell’impianto di aerazione e riscaldamento, sempre più efficiente tanto che il ventilatore dispone di tre velocità. La freccia sulla manopola, che rende immediatamente identificabile l’opzione prescelta, è un piccolo, ulteriore contribuito alla facilità d’impiego. Riduce le distrazioni e aumenta, una volta di più, la sicurezza.

Negli anni ’80 l’alta fedeltà a bordo è un must: gran parte della console centrale della 760 GLE (1982) viene così dedicata a un sofisticato impianto con radio, lettore di musicassette con la fondamentale funzione Autoreverse (che evita di dover manipolare la cassetta durante la guida) ed equalizzatore.

Se in precedenza la console era un elemento supplementare della plancia, qui ne diventa parte integrante, con tanto di leggero orientamento verso il conducente.

In più, si collega al tunnel centrale diventando con esso un unico elemento, che rende l’abitacolo meglio organizzato, più accogliente e più pratico: lo spazio intorno al freno a mano diventa una vaschetta portaoggetti.

Quella delle Volvo S40 e V50 (2004) è la console più chic mai disegnata per un’automobile. Praticamente priva di spessore, va in parallelo con lo stile degli schermi TV ultrapiatti che iniziano ad affacciarsi in quegli anni sul mercato.

Console e tunnel sono un elemento unico anche dal punto di vista costruttivo, ricoperto da una finizione satinata. Quattro manopole gestiscono Hi-Fi e climatizzatore; la tastiera centrale presiede al telefono e alla distribuzione della temperatura.

Sfruttando la sottigliezza di questo insieme, dietro di esso viene ricavato uno spazio nel quale gli oggetti rimangono perfettamente al riparo da eventuali sguardi indiscreti.

Nelle Volvo attuali – come ad esempio su questa Volvo XC60 seconda generazione - la console fa una sintesi del passato: sborda dalla linea principale della plancia, però non è più un pezzo unico con il tunnel.

Stile a parte, è il display centrale verticale a prendersi la scena come ponte di comando del sistema di infotainment, alimentato da Android e con  Google integrato. È la massima espressione dell’auto connessa, che consente la gestione vocale non solo della navigazione ma anche della climatizzazione, della riproduzione di brani musicali, delle chiamate e dei messaggi.

Il tutto senza mai staccare le mani dal volante e lo sguardo dalla strada: stile, funzionalità, connettività e sicurezza si integrano in un’armonia definitiva.