Riflessioni sullo stile

Vendita al dettaglio

Spesso sono i particolari a fare la differenza. Ecco una rassegna di piccoli elementi di design e funzionalità che hanno reso le Volvo uniche

Meglio conosciuta come Carioca, la Volvo PV36 del 1935 è stata una pietra miliare nella storia della marca, visto che ha introdotto lo stile aerodinamico.

C’è un dettaglio, tra i molti che si potrebbero riscontrare in questa berlina dalle linee sinuose, che emerge su tutti gli altri: la carenatura della ruota posteriore abbellita da un motivo art deco che suggerisce l’idea di velocità, proteso com’è verso la parte anteriore della vettura.

Ma anche la ruota, pur parzialmente coperta, nasconde una cura estetica unica: gli spazi tra le finestrature di aerazione del cerchio sono verniciate in rosso. E la calotta, spesso addirittura assente in queste realizzazioni, è a sua volta decorata.

È un autentico florilegio del dettaglio, la plancia della Volvo PV60 del 1946.

Dal volante a tre razze (ciascuna delle quali composta da quattro fili di acciaio) completato dal servoclacson alla strumentazione a mezzaluna; dal parabrezza bipartito e panoramico al riscaldamento centrale con due sportellini che separano e direzionano i flussi di aria calda.

Ma l’elemento più delizioso è la lampada di ispezione direzionabile applicata alla sinistra del volante. Una perfetta combinazione tra ricercatezza estetica (il corpo di questo faretto è coordinato alle altre parti in bakelite) e funzionalità assoluta.

La Volvo Sport del 1956 (anche nota come Volvo P1900) è stata la prima roadster del dopoguerra.

Di solito la si ricorda per la sua avveniristica carrozzeria in materiali plastici. Qui la vogliamo invece menzionare per due dettagli di stile molto interessanti. Uno è la guarnizione in metallo zigrinato sul parabrezza, che evita al bordo in gomma nero (necessario ad assicurare la tenuta del cristallo) di compromettere la lucentezza della cornice.

L’altro è il dorso del retrovisore: un elemento di solito banale (pur essendo molto visibile) che qui è stato risolto con un motivo a forma di elica a tre pale che irrobustisce il guscio e attira lo sguardo.

Le origini svedesi sono sempre state un fortissimo elemento identitario sulle Volvo.

Anche, e soprattutto, su un modello come la Volvo P1800 che nella fase iniziale della sua carriera venne assemblato da un fornitore esterno (tale rispetto alla fabbrica, ma anche al Paese):  l’inglese Jensen. Solo ad aprile 1963 la costruzione venne trasferita a Göteborg, assieme a quella delle altre linee di prodotto. Per rimarcare questo fatto, il nome venne cambiato in 1800 S (per Sverige, Svezia).

Nei primi model year la nazionalità fu enfatizzata anche da questo monogramma sul montante posteriore in cui una bandierina con i colori di quella svedese e una corona stilizzata sono incastonati nella V di Volvo.

Cambiano i tempi, mutano le esigenze. Se negli anni ’60 ribadire il legame con il territorio d’origine è fondamentale, a metà degli anni ’80 – pur senza rinnegarlo – diventa più importante sottolineare l’apertura (in termini di design ma anche di cooperazione industriale) a mondi diversi.

E così la Volvo 780, disegnata ma anche costruita da Bertone, praticamente nello stesso spazio in cui oltre vent’anni prima campeggiava la sottolineatura dell’orgoglio nazionale, ospita il logo del carrozziere che ne è, in tutti i sensi, l’autore.

Gli anni ’80 sono l’epoca in cui firmare i capi di moda è must: anche la Volvo non si sottrae.

Arriviamo ai giorni nostri. Alla seconda - e attuale - generazione della Volvo XC90 il cui tunnel centrale presenta raffinatezze uniche.

Dalla copertura in piano black alla forma straordinariamente compatta e levigata del selettore del cambio automatico, molto in anticipo sui tempi, e particolarmente chic in questa esecuzione in cristallo Orrefors Sweden. Non ultimo, il comando per la messa in moto: un cubo schiacciato e con gli angoli arrotondati e una ghiera. Non si aziona spingendolo bensì ruotandolo verso destra (dopo di che, automaticamente, si riposiziona verso il centro). Sono dettagli, certo.

Ma sono proprio loro che fanno la differenza. E che rendono ogni Volvo unica.