I sedili delle Volvo

Poltrone e sofà

Come sono cambiate le sedute nel corso degli anni: l’evoluzione di forme, funzioni e materiali. Sino all’imminente era del leather-free

Negli anni ’30 c’è relativamente poca differenza tra il divano di casa e quello di un’automobile.

L’immagine di questa Volvo PV 659 del 1935 lo conferma: rivestimento in tessuto trapuntato capitonné, schienale molto alto. Il montaggio della carrozzeria su un telaio separato fa sì che il sedile sovrasti il retrotreno e non ci siano interferenze tra seduta e passaruota: il fianchetto laterale è infatti occupato per intero dal bracciolo.

Tutta l’atmosfera, resa possibile dalle forme geometriche della scocca, è molto domestica: tendine su lunotto e terze luci laterali, applique di lettura, gancio appendiabiti.

In questa immagine, la linea di finizione interna di una Volvo P130 Amazon negli anni ’60.

L’addetto sta montando la struttura del sedile di guida (già completo di schienale, ancora avvolto nel trasparente protettivo) sulla slitta che lo sostiene. È applicata sul punto più alto del pianale, che digrada subito dietro così da lasciare più agio ai piedi di chi occupa il divano posteriore.

La qualità e il confort dei sedili si misura dunque non solo da come sono disegnati e imbottiti, ma anche da come sono pensate le parti di carrozzeria ai quali vengono ancorati. O che comunque sono con essi in diretta correlazione.

L’abitacolo di questa Volvo 144 del 1973, con sedili rivestiti in tessuto e vinilpelle, mette in primo piano la manopola per la regolazione della rigidità lombare delle poltrone anteriori.

È un contenuto straordinariamente all’avanguardia per i tempi, di serie sulle Volvo già dal 1968. L’altro elemento d’interesse è lo schienale posteriore che, nei lati esterni, segue la linea del passaruota evitando di lasciarlo a vista. E anzi utilizzandone la leggera sporgenza per aumentare il sostegno laterale.

Per chi viaggia davanti, questo è ancora più marcato grazie alla sezione mediana leggermente infossata. Gli appoggiatesta sono regolabili in altezza. 

Anche un modello compatto come la 343, che debutta nel 1976 (e che qui vediamo ritratto in un esemplare per i mercati con guida a destra) ha diritto a sedili generosamente dimensionati, con una pratica leva sul fianco di quelli anteriori che ne agevola lo spostamento in avanti per accedere ai posti dietro, dove una scavatura dei fianchetti ha funzione di poggiabraccio.

L’escursione longitudinale delle poltrone anteriori è di ben 25 centimetri. Gli appoggiatesta sono realizzati in un materiale plastico morbido e antiurto, coordinato con la nuance dei tessuti di rivestimento.

Benvenuti negli anni Ottanta. L’abitacolo della Volvo 780, coupé di grandi dimensioni disegnata e costruita a Grugliasco (Torino) da Bertone, interpreta con classe il mood della sua epoca.

Su entrambe le file i sedili sono particolarmente ampi; oltre al bracciolo incassato ed estraibile dietro, c’è un poggiabraccia centrale davanti, che dissimula la presenza di un vano portaoggetti.

Le regolazioni sono elettriche, i poggiatesta servono tutti e quattro i posti e il rivestimento è rigorosamente in pelle, e di serie: non sono infatti previsti optional, così da rimarcare il posizionamento esclusivo della vettura.

Con la Volvo XC90 di prima generazione (2002) la Volvo non solo propone a chi cerca una SUV i valori del marchio: rende anche disponibile – a seconda degli allestimenti e dei mercati – una vettura full size con abitabilità per sette persone su tre file di sedili.

Un’opzione che, escludendo veicoli speciali quali la 145 Express, la 245 T o la 264 TE, non era sino ad allora stata compresa nell’offerta Volvo.

Sempre più spesso l’automobile adotta tecnologie sino ad allora riservate all’ambiente domestico, come i monitor per la riproduzione – anche separata – di DVD. Che vengono integrati dietro i poggiatesta anteriori, a beneficio di chi viaggia nella fila centrale.

Abituati come siamo stati, per tanto tempo, specie sui modelli con l’allestimento più completo, ai rivestimenti in pelle, fa sicuro effetto ammirare questa Volvo V60 dei nostri giorni che, nella parte centrale delle poltrone, presenta un tessuto City Weave in misto lana.

Per ora è una delle opzioni possibili. Soprattutto, però, è un ponte verso la strategia leather-free, che a partire dalla nuova Volvo C40 Recharge determinerà il totale abbandono dei rivestimenti in pelle sulle Volvo a tutela del benessere animale. Su tutta la gamma la pelle sarà progressivamente sostituita da vinili e altri materiali sostenibili.