Persone e protagonisti

Volvo, che gente…

Dai fondatori all’inventore della cintura di sicurezza, dalla “mamma” dei manichini all’high mileage man: volti e storie che hanno fatto grande il marchio

Più che un motto aziendale, una filosofia di vita:

"Le automobili sono guidate da persone. Per questo il principio che è alla base della costruzione di ogni Volvo è, e dovrà rimanere, la sicurezza”.

Assar Gabrielsson e Gustav Larsson avevano fondato insieme l’azienda nel 1927: non solo tennero fede a questo impegno sino alla fine del loro incarico, ma lo seppero trasmettere con tale efficacia a chi sarebbe venuto dopo di loro che il binomio Volvo e sicurezza è diventato sempre di più un marchio di fabbrica.

Qui li vediamo a settembre 1944, a Stoccolma, al reveal della Volvo PV444. Gabrielsson è il secondo da destra, Larsson il quarto.

Nils Bohlin, ingegnere aeronautico, incominciò negli anni ’50 a rispondere a una domanda: come posso assicurare alla vettura gli occupanti, così che in caso di incidente le persone non volino via?

La "sua" cintura avrebbe dovuto presentare una fascia inguinale e una toracica, da indossare in diagonale fra il bacino e il tronco, collegate in un punto di ancoraggio in basso, sul fianco esterno del sedile. Nel 1959 il dispositivo è stato introdotto su tutte le Volvo per i mercati scandinavi.

Oggi la sicurezza ha fatto progressi da gigante. Eppure, su tutte le auto del mondo, le cinture sono ancore quelle pensate dall’Ingegner Bohlin.

Di manichini che servono a studiare le conseguenze di un incidente sono pieni, i laboratori Volvo.

Sono oltre cento le tipologie di “dummies” impiegati, che in collaborazione con modelli matematici servono a studiare - e minimizzare - le conseguenze di un impatto. Lotta Jakobsson è un ingegnere meccanico che ha passato tutta la sua vita professionale a studiare la sicurezza attiva e passiva.

Con una particolare attenzione alla protezioni dei bambini e delle donne in stato di gravidanza. Un impegno che nel 2015 le è valso l’assegnazione del prestigioso premio Gianni Mazzocchi da parte del mensile Quattroruote.

È un percorso naturale, la transizione elettrica, per un marchio che, già nell’autunno 1977, aveva equipaggiato le 244/245 per il mercato USA con la prima sonda Lambda.

Ce la mostra in questa immagine, accanto a una Volvo V70 di terza generazione, il suo creatore: Stephen Wallman. Si tratta di un dispositivo che rileva la presenza di ossigeno nei gas di scarico mantenendo il rapporto della miscela aria/carburante nell’intervallo ideale per il corretto funzionamento del catalizzatore.

Dal 1993, quando il convertitore catalitico è diventato obbligatorio ovunque, tutte le auto ne sono dotate.

Ci ha lasciato poco meno di tre anni fa Irv Gordon, ma la memoria del suo attaccamento al marchio è tale che rimarrà per sempre uno dei testimonial più efficaci del mondo Volvo.

Questo professore americano comperò nel 1966 una P1800 S con la quale ha superato ogni record di chilometraggio conosciuto ai comandi di un’unica automobile: 3,2 milioni di miglia, oltre 5 milioni di chilometri. Ha sostituito solo due motori, più per precauzione che per reale necessità.

Quando raggiunse le prime 250mila miglia senza la minima noia, scrisse alla Volvo. Ricevette questa risposta: “Ne siamo felici. Ricordi di allacciare sempre la cintura”.

Ci sono dirigenti e persone che incarnano lo spirito di un’azienda. Håkan Samuelsson appartiene a questa seconda categoria.

Dall’ottobre 2012 è CEO e Presidente di Volvo Cars, ma sedeva in consiglio sin dall’agosto 2010. Già oltre undici anni - che non sono affatto pochi, in un’azienda del comparto automotive, e che rappresentano un raro indice di continuità - e che sono stati particolarmente strategici, perché è in questi anni che la Volvo è entrata nella sfera di influenza della holding Geely.

Se lo ha fatto senza nulla cedere della sua anima, anzi rafforzando la propria dimensione identitaria, tanta parte del merito è del Presidente Samuelsson.