Innovazione

La XC90 presenta... l’arte della tecnologia umana

Focalizzando il suo lavoro principalmente sull’innovazione sostenibile, l’inventrice Xin Liu sta tracciando un filo comune tra il design, l’ingegneria e l’espressione artistica.

TESTO: STEPHEN WORTHY | FOTOGRAFIA:

Il controllo vocale permette a chi guida di concentrarsi maggiormente sulla strada.

Non è più grande del suo palmo, ma il dispositivo che Xin Liu sta tenendo in mano – l’Orbit Weaver, tradotto letteralmente il «tessitore orbitale» – è una soluzione di mobilità personale che potrebbe fungere da elemento catalizzatore per rivoluzionare il modo con cui gli astronauti e i viaggiatori dello spazio gestiscono la microgravità (lo stato di quasi totale assenza di gravità che si vive nello spazio).

Come è noto, gli effetti della microgravità rendono difficili gli spostamenti nello spazio. Ispirandosi alla tecnica con cui i ragni costruiscono le loro tele, Xin ha inventato un dispositivo che spara una serie di ‘fili’ dotati di punte magnetiche, che agiscono come un’ancora su un oggetto solido, e permettono alle persone di muoversi più facilmente negli ambienti in microgravità.

«Ho iniziato pensando agli astronauti o agli atleti e alle loro capacità fisiche e al perché là fuori, nello spazio, il loro corpo non funziona più nel modo in cui dovrebbe», dice Xin. «Dopodiché mi sono concentrata sulla navigazione e sul desiderio che si prova di aggrapparsi a qualcosa in assenza di gravità. Nello spazio, infatti, ci si trova davanti all’affascinante dilemma tra libertà e perdita di controllo.

Originaria dello Xinjiang, una regione nell’ovest della Cina, Xin ha studiato ingegneria nel suo paese di origine. Poi è passata alle arti figurative e si è laureata in questa disciplina presso il MIT, uno dei principali istituti di formazione al mondo. Attualmente è curatrice d’arte presso la Space Exploration Initiative del MIT Media Lab. Con un team di circa 50 studenti e ricercatori di facoltà – tra cui biologi, informatici, ingegneri meccanici e persino musicisti – il programma Space Exploration Initiative è stato ideato due anni fa per «rendere democratico l’accesso all’esplorazione spaziale e rivoluzionare il suo futuro», per citare le parole di Xin.

Xin ritiene che il suo ruolo consista principalmente nell’incoraggiare gli studenti, soprattutto quelli focalizzati sull’ingegneria, a lavorare in modo più creativo, fantasioso e artistico. E lo si può vedere nelle sue creazioni – in parte invenzioni, in parte pezzi da esposizione – nelle quali il confine tra arte e tecnologia viene meno. Una tecnologia che intreccia la bellezza a un approccio incentrato sull’uomo.

«Il mio lavoro consiste nel migliorare l’umanità con il potere della tecnologia»

«Tendiamo a considerare la tecnologia come qualcosa che disumanizza le persone. Siamo preoccupati dal fatto che un giorno le macchine ci sostituiranno. Il mio lavoro, invece, consiste nel migliorare l’umanità con il potere della tecnologia», spiega Xin. «Arte e scienza sono un connubio perfetto.»

Xin è interessata alla tecnologia che dura nel tempo, non per ragioni di profitto, ma più per il fatto che evolve insieme alla persona che la usa. Ed è da questa concezione che ha preso il via un’altra delle sue creazioni. L’utilizzo di dispositivi di monitoraggio personali è molto diffuso oggigiorno; tra questi vi sono i cosiddetti wearable, come gli orologi da polso ad esempio, e monitor che si indossano soprattutto quando si pratica attività fisica. Ma Xin è preoccupata dal fatto che ci stiamo muovendo sempre più verso un’eccessiva dipendenza da questi dispositivi. Il rischio maggiore, secondo Xin, è che questi strumenti sollevino le persone dalla responsabilità di prendersi cura di se stesse.

Prendiamo ad esempio DermalAbyss, un ‘tatuaggio’ indossabile che fornisce informazioni sulla salute della persona cambiando colore in base allo stato del fluido interstiziale dell’organismo, il liquido che riempie lo spazio tra la pelle e gli organi.

«Quando ci svegliamo di mattina, guardiamo la pelle e diciamo ‘Oh, ho proprio un bell’aspetto oggi, ho dormito bene’ oppure a volte ci svegliamo e notiamo un alone scuro, il che significa che dobbiamo prenderci cura di noi stessi un po’ di più», commenta Xin. «È proprio questo il genere di sensibilità che vorrei sviluppare. Per me questa è la sostenibilità, perché con il passare del tempo impareremo a capirci molto meglio. Saremo sempre più interessati a ciò che ci sta accadendo, piuttosto che fare affidamento sulla tecnologia.»

«Penso alla sostenibilità in termini generali», aggiunge Xin. «Ad esempio nel mio lavoro mi domando ‘Questo creerà un qualche tipo di dipendenza? Indurrà le persone a pensare meno o a essere meno creative? Oppure stimolerà le loro capacità?’»

«Per me questa è la sostenibilità.»

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