Le ammiraglie Volvo

Business class

Settantacinque anni di berline ampie, comode e di classe: come si è evoluto il concetto di top di gamma dalla PV60 alla S90

Abituati come siamo ad associare le Volvo alla diagonale che percorre la griglia frontale (e che esiste dai tempi della primissima Volvo ÖV4 del 1927) fa un certo effetto osservare questa Volvo PV60, che ha un muso a spartivento stretto dominato dagli ampi parafanghi e privo del tipico tratto grafico della marca.

Questo modello, costruito tra il 1946 e il 1950 su un progetto del 1942, è la prima ammiraglia moderna: motore a sei cilindri a valvole laterali, 3,7 litri, cambio con overdrive e leva al volante. Associa elementi di stile tradizionali (le pedane esterne) ad altri più moderni (il profilo streamline).

Senza contare le auto pubbliche della Serie PV800, per molti anni la produzione della Volvo si concentra su modelli di classe media e medio-alta con motori a quattro cilindri.

Nell’autunno 1968 la Volvo 164 segna il ritorno nel settore delle ammiraglie plurifrazionate. La vettura deriva strutturalmente dalla Volvo 144 presentata due anni prima e se ne differenzia per il passo allungato di 10 cm (concentrati nella parte tra avantreno e parabrezza), per il maestoso frontale, per interni specifici e ovviamente per il motore a sei cilindri in linea di 3 litri, a sua volta derivato dal B20 a quattro cilindri.

Arriva nel 1974, la Volvo 264, che dall’anno successivo raccoglierà il testimone della Volvo 164 dopo un iniziale affiancamento.

Anche il nuovo modello stabilisce una connessione diretta, in termini strutturali, con le vetture a quattro cilindri della medesima serie. Su questa generazione, però, l’interasse è identico: il montaggio di un nuovo – e più compatto – motore V6 permette infatti di impiegare lo stesso pianale della Volvo 244.

Il propulsore, identificato come B27, è frutto di un progetto comune con l’industria francese. Da cui l’altra sigla che lo contraddistingue, PRV (Peugeot Renault Volvo).

Mentre le Volvo 164 e 264 erano parte di una comune famiglia progettuale, la Volvo 760 del 1982 – la prima a non indicare più il numero delle porte nella terza cifra che ne compone l’identificativo — nasce dal foglio bianco.

Più grande dei modelli che l’hanno preceduta, ha un inedito retrotreno con sottotelaio e uno stile di rottura, ogni elemento del quale partecipa alla funzionalità. Il lunotto quasi verticale, ad esempio, permette una superiore visibilità in manovra e favorisce l’angolo di apertura del cofano bagagli.

Nel 1990 evolve nella Serie 900, dalle linee più smussate (che nel 1996 assume la denominazione di Volvo S90).

La progressiva estensione della trazione anteriore a tutta la gamma (un processo iniziato con la Serie 400 nel 1985) trova compimento, a maggio 1998, con la presentazione della prima generazione della Volvo S80, che è la prima ammiraglia tutto avanti.

Porta al debutto la nuova identità stilistica del marchio, con il caratteristico shoulder, la spalla che movimenta e caratterizza la fiancata, ispirata a quella che apparve sulla concept Volvo ECC del 1992. Nelle varianti di punta è uno dei rari esempi di vettura con motore a sei cilindri in linea montato trasversalmente.

Nel 2006 una nuova business car si affaccia sulla scena internazionale. Si chiama sempre Volvo S80 però è tutta un’altra auto, con ingombri paragonabili alla generazione precedente ma con una superiore leggerezza formale: un’evoluzione radicale, eppure senza strappi.

Porta al debutto uno dei grandi classici della sicurezza della marca: il BLIS, ovvero il sensore che elimina l’angolo cieco del retrovisore esterno.

È a partire da questa serie che, per la prima volta, una grande Volvo può essere equipaggiata con la trazione integrale AWD. E può montare il motore V8 di 4.4 litri, come nell’esemplare qui raffigurato.

L’ammiraglia dei giorni nostri è la S90, qui fotografata in una suggestiva location e in una verniciatura Mussel Blue che sembra renderla parte integrante dell’ambiente e del mare che la circonda.

Stavolta è più una rivoluzione che un’evoluzione: nuova piattaforma flessibile Spa (Scalable Platform Architecture) comune al resto della gamma e motori unicamente a quattro cilindri, con potenze variabili a seconda del grado di elettrificazione.

È con questa berlina che debuttano i powertrain plug-in hybrid, il City Safety capace di riconoscere le sagome di animali di grossa taglia e il Pilot Assist per la guida assistita in autostrada.