Storia del volante

La situazione in mano

Dal comando dell’anticipo al servoclacson, dalle quattro razze ai primi airbag per arrivare ai multifunzione dei giorni nostri

Un salto negli anni Trenta è fondamentale, per capire quanta strada abbia fatto l’evoluzione del comando forse più importante di un’automobile: il suo volante. In questa Volvo TR673 (1931-1934) la corona è esile, non sagomata né rivestita, il mozzo privo di riferimenti al costruttore, il piantone senza carenatura né levette (che sono un’invenzione molto più moderna).

Eppure ci sono - sorprendentemente - due elementi in comune con i volanti dei nostri giorni: le quattro razze e un comando integrato, quello dell’anticipo di accensione (che si regola dalla levetta al centro).

Con la PV444 la Volvo entra, nell’immediato dopoguerra, nella modernità automobilistica.

Anche il suo volante segna un’evoluzione netta rispetto ai modelli - pur più grandi - che l’hanno preceduta: tinta chiara, corona in bakelite con sagomature ergonomiche utili all’ancoraggio delle dita durante la marcia, pulsante del clacson che riporta marca e modello della vettura e servoclacson, ovvero l’anello cromato che permette di azionare l’avvisatore acustico anche senza staccare le mani (basta allungare il pollice).

A collegare questo elemento al mozzo, un grazioso motivo a tre bacchette molto sottili.

Vettura sperimentale prodotta solo dal 1956 al 1957, la Volvo Sport ha un volante che è un’opera d’arte.

Qui il motivo dei fili d’acciaio già impiegato sulla PV444 non fa più da semplice collegamento tra mozzo e anello centrale del clacson (stavolta a mezzaluna, così da non interferire con la leggibilità degli strumenti) ma compone le stesse razze, che sono tre invece che due soltanto, come sulle berline. Il cannotto ha un primo accenno di carenatura, il mozzo un motivo a cerchi concentrici che occhieggia alla composizione delle razze.

La bakelite è nera, in tinta con il quadro. A sinistra compare una levetta.

Uno degli elementi più interessanti della Volvo Amazon (primi anni esclusi) è il suo volante: rarissimo esempio di “calice”, come si chiama gergalmente quello con il mozzo infossato rispetto alla corona - e quindi con le razze inclinate che puntano verso l’interno - che di razze ne ha quattro invece che due, come di solito avviene in questi casi.

Altra singolarità, il servoclacson: invece di essere circolare o a mezza luna, è un doppio trapezio con i bordi arrotondati che sfrutta gli spazi lasciati liberi dalla struttura principale. Stavolta al centro non c’è più solo il nome Volvo: compare l’iron mark.

Dopo avere impiegato a inizio carriera lo stesso componente della Amazon, nel corso della sua evoluzione la Volvo Serie 100 passa, nei primi anni ’70, a questo nuovo comando dello sterzo.

Solo elemento in comune: le razze sono sempre quattro, ma non c’è più l’anello centrale perché ogni elemento metallico è stato evitato per ragioni di sicurezza.

L’era degli airbag è ancora lontana ma il “cuscino” centrale che aziona il clacson e che ha una leggera imbottitura rappresenta comunque un elemento, sia pure parziale, di protezione del conducente in caso di urti di modesta entità.

È a cavallo del millennio che i volanti si “specializzano”, come esemplifica questa V50 del 2003.

Oltre a presentare una corona più spessa, un diametro leggermente inferiore rispetto al passato e ad accogliere - stavolta sì - l’SRS (Supplementary Restraint System, altro modo per dire airbag) integra una serie di tasti che comandano sorgente musicale, cruise control e telefono: l’auto connessa diventa così ancora più sicura, perché tutte le funzioni di uso più frequente sono gestibili senza mollare mai la presa. Il minimalismo del design fa un’eccezione per l’iron mark, che svetta cromato e colorato. L’inclinazione è regolabile.

Negli ultimi vent’anni fa l’evoluzione del volante è fatta di design e di funzionalità.  In questa Volvo XC60 di seconda generazione la “pagnotta” centrale, come la si chiama in gergo, è meno ingombrante, così da permettere una visibilità perfetta del quadro.

La corona è sagomata in modo da consentire l’appoggio ideale delle dita alle nove e un quarto - la posizione migliore per controllare la strada - il bicolore domina le scelte cromatiche, assortendosi alle nuance della plancia e ricollegandosi idealmente all’ambiente interno della PV444.

Si è aggiunta la gestione vocale dei comandi, per una guida sempre più priva di distrazioni e, come tale, sicura.