
BREATH. Architecture of Lightness.
Mostra e installazione site-specific, in occasione di Milano Art Week & Milano Design Week 2026
17-26 aprile 2026
INAUGURAZIONE: 17 aprile 2026, ore 19.00.
“Volvo is fresh Air, Volvo is Movement, Volvo is the future of mobility.”
In occasione della Milano Art Week & Milano Design Week 2026, lo studio Mandalaki in collaborazione con Viasaterna trasforma Volvo Studio Milano in un ambiente dedicato all’elemento più essenziale e impalpabile: l’aria. Il progetto prende forma come scultura dinamica in cui la luce diventa materia in movimento, attiva sia di giorno sia di notte, segnando un’evoluzione inedita della ricerca avviata con la serie Halo.
Concepita appositamente per gli spazi di Volvo Studio Milano, BREATH traduce purezza, dinamismo e respiro in un’esperienza immersiva e calibrata. La luce attraversa l’aria, ne rende percepibile la densità e costruisce campi cromatici netti, instaurando un confronto diretto con la percezione dell’osservatore. Il percorso si sviluppa dagli ambienti espositivi agli uffici attraverso immagini e proiezioni che approfondiscono nel tempo l’indagine del collettivo sul rapporto tra aria, luce e spazio.
Un video realizzato sulle dolomiti da Mandalaki, ci aiuta a comprendere attraverso immagini in slow-motion quanto la luce sia un elemento capace di modificare la nostra percezione ed avvicinarci alla natura delle cose.
Nel cuore frenetico di Milano, questo progetto espositivo invita lo spettatore a un momento di sospensione temporale, ricordandoci che il movimento fluido e l'aria pura non sono solo fenomeni fisici, ma gli elementi fondanti della vita stessa.
Un progetto di MANDALAKI per Volvo Studio Milano, a cura di Rischa Paterlini, in collaborazione con Viasaterna
“Breath is a vision for a bright future,
an installation where movement and clean air live together.”
L’installazione site-specific
Al centro dello spazio, una scultura eterea sfida la forza di gravità: una membrana ultrasottile, quasi impalpabile, danza sospesa a mezz'aria, animata da flussi invisibili che generano una coreografia perpetua e mai identica a sé stessa. Non si tratta di una forma statica, ma di un organismo vivente che reagisce, si gonfia e si ritrae, mimando il respiro della natura e rendendo visibile l'energia che costantemente ci attraversa e ci circonda.
La natura dell’installazione muta radicalmente con il ciclo della giornata. Se la luce diurna esalta la trasparenza e la delicatezza della materia, il calare della sera rivela l'anima più profonda dell'opera grazie a un sistema di illuminazione progettato ad hoc. La luce interagisce con le increspature del tessuto in movimento, scolpendo i volumi e creando un gioco ipnotico di riflessi che esalta la
drammaticità del dinamismo. È una celebrazione della leggerezza che si pone in perfetto dialogo con la visione di Volvo: un futuro in cui la tecnologia e il movimento si spogliano del superfluo per ritrovare una connessione autentica con l’ambiente e il benessere umano.
Fino al 22.04
Orari: tutti i giorni dalle 10.30 alle 19.00
Intervista di Rischa Paterlini (curatrice della mostra) a Enrico De Lotto (Mandalaki):
RP - «C’è un momento preciso in cui un progetto prende forma. Non è ancora un’opera, non è ancora materia. È un’immagine mentale, un’intuizione. Quale è stato il vostro punto di partenza nella ideazione di questo progetto?»
M - «La prima parola è stata movimento. Stavamo lavorando con Volvo, quindi inevitabilmente il pensiero è andato al dinamismo. Alle macchine, alla velocità, al movimento nello spazio. Poi è riaffiorato un ricordo di quando ero a Shenzhen, in Cina: camminavo nel centro della città ed ero circondato da macchine elettriche. L’aria era pulita, fresca».
RP - «Movimento, aria. Due parole che iniziano lentamente a costruire l’opera».
M - «Poi ho pensato ai panorami di alta quota. Quell’aria limpida, quella leggerezza. E ho immaginato una scultura che potesse evocare proprio questo: il movimento dell’aria pura».
RP - «A questo punto la luce - paradossalmente - non è ancora entrata in gioco. Per Mandalaki la luce è sempre stata l’elemento centrale, mentre qui sembra arrivare dopo».
M - «È vero. Per una volta siamo voluti uscire dalla nostra comfort zone. Prima il movimento. Poi la luce».
RP - «Ma quando la luce entra, cambia tutto».
M - «Perché non illumina semplicemente. Plasma il movimento».
RP - «Il telo si muove, crea un’onda. La luce proietta un’ombra. L’ombra scompare».
M - «Oppure il tessuto attraversa una sfumatura diversa. Rosso, poi giallo. Tutto diventa vivo».
La scultura respira.
RP - «Cosa succede tra l’idea e la realizzazione? Come si passa dal concetto alla materia?»
M - «Prototipi. All’inizio sono esperimenti quasi domestici. Uso un phon, poi delle ventole. Provo materiali diversi. Osservo come fluttuano».
Accanto alla sperimentazione emerge anche un’altra passione: la fluidodinamica.
M - «Mi piace studiare come lavorano le macchine di Formula 1, gli elementi aerodinamici. Tutto quello che ha a che fare con il flusso dell’aria».
Il progetto lentamente si compie: moduli, ventole, strutture progettate su misura. Non oggetti trovati, ma elementi disegnati.
M - «Anche i ventilatori sono stati progettati. Non volevo prendere qualcosa di industriale e appoggiarlo lì. Ogni elemento doveva essere parte della scultura».
Alcune parti nascono nel loro laboratorio, altre prendono forma grazie ad artigiani che collaborano con loro da anni. Il risultato è una scultura poetica: una struttura che muove l’aria. Il tessuto — una fibra tecnica ignifuga simile alla seta, chiamata Tempesta — reagisce ai flussi e crea forme imprevedibili. Un nome perfetto per una scultura che vive del respiro dell’aria.
È qui che emerge un altro elemento: l’imprevedibilità.
M - «Quando abbiamo iniziato i test, mi sono accorto che l’opera non si può controllare davvero».
RP - «I vortici cambiano. L’ambiente cambia. La temperatura cambia».
M - «All’inizio cercavo di controllarla di più. Tensioni, fissaggi, sistemi rigidi. Poi ho capito che era meglio lasciare andare».
Un’immagine semplice: il windsurf.
M - «Quando sei sulla spiaggia, con la vela fai una fatica incredibile. Il vento ti spinge contro. Ma se trovi l’angolazione giusta… la vela ti porta».
RP - «All’improvviso non stai più combattendo la natura. La stai seguendo».
M - «Credo che funzioni così anche nel lavoro. E nella vita».
Le cose migliori non arrivano forzando. Arrivano quando si intercetta il flusso giusto. La scultura di Mandalaki nasce proprio lì, in quel punto di equilibrio tra controllo e abbandono.
Ma non è solo una questione visiva.
RP - «Dentro l’opera entra anche il suono. L’aria produce fruscii naturali, vibrazioni leggere».
M - «Abbiamo deciso di non contrastarle, ma di amplificarle».
RP - «Per questo avete coinvolto Luca Longobardi, un compositore che lavora tra elettronica e musica classica… Per costruire uno stato percettivo?»
M - «Ci piace quando le persone entrano nelle nostre installazioni e si sentono trasportate altrove».
RP - «Un tempo diverso. Un ritmo diverso. Quasi meditativo».
M - «Il suono è fondamentale. Nella città siamo immersi nel rumore e non ce ne accorgiamo più. Ma quando il suono cambia… cambia anche la percezione del tempo».
RP - «La scultura come paesaggio: aria, luce, movimento e suono».
E mentre parliamo mi rendo conto che tutto torna al punto di partenza: il respiro dell’aria.
La mostra negli uffici
Questo stesso respiro continua anche negli spazi degli uffici di Volvo Studio Milano, dove il progetto si estende in una seconda dimensione espositiva. Qui sono presentate per la prima volta le fotografie realizzate in alta montagna che hanno dato origine alla ricerca sulla luce: immagini di paesaggi sospesi tra cielo e atmosfera, in cui l’aria diventa materia visiva e cromatica.
Da queste fotografie prende avvio il lavoro di Mandalaki e, in modo quasi naturale, anche la riflessione scultorea che ha portato alla realizzazione dell’installazione per Volvo. Gli orizzonti e le sfumature cromatiche delle immagini dialogano con le lampade della serie Halo, trasformando gli spazi degli uffici in una sequenza di atmosfere luminose che amplificano la dimensione percettiva del progetto.
Breath attraversa così l’intero Volvo Studio Milano, collegando fotografia, luce e scultura in un unico percorso sensibile. Un progetto che continua a vivere anche di notte, quando dalle vetrine di Volvo Studio la scultura resta visibile come una presenza luminosa nello spazio urbano.
La mostra è visitabile fino al 03.10 secondo gli orari di apertura di Volvo Studio Milano.
In/Out
La composizione sonora In/Out di Luca Longobardi nasce come estensione sensibile di Breath, il progetto di Mandalaki che esplora aria, luce e movimento come materia percettiva in continua trasformazione.
Il suono prende forma a partire dall’aria stessa: dal respiro meccanico delle ventole che attivano il tessuto, trasformato in materia acustica e rielaborato all’interno di una struttura generativa. Ne emerge un sistema aperto, in cui gli elementi si muovono e si riconfigurano costantemente, senza mai stabilizzarsi, seguendo una logica di equilibrio tra controllo e abbandono.
La composizione non accompagna l’opera, ma ne condivide la natura: invisibile, instabile, necessaria. Come l’aria, attraversa lo spazio senza imporsi, modificando la percezione del tempo e invitando a un ascolto più sottile.
Gli strumenti, visibili, restituiscono una dimensione fisica a questo processo. Modulari e granulari, agiscono come una soglia tra ciò che si vede e ciò che si dissolve, rendendo percepibile il movimento del suono mentre questo si disperde nello spazio.
In questo dialogo tra presenza e scomparsa, il suono contribuisce a costruire un paesaggio unitario, dove aria, luce e vibrazione trovano una risonanza comune.
Bio:
MANDALAKI
Mandalaki è uno studio di Design fondato a Milano nel 2012 da Enrico De Lotto, George Kolliopoulos e Giovanni Senin. Davide Giovannardi diventa partner nel 2013. I membri del team hanno diversi background che spaziano tra Design Industriale, Economia ed Arte. Mandalaki esplora i confini e le intersezioni tra design, arte e tecnologia con lo scopo di creare pezzi di alta qualità e valore concettuale, attraverso un approccio innovativo che combina processi industriali e sapere artigianale.
Le forme pure che contraddistinguono lo stile dello studio celano anni di ricerche tecniche ed estetiche, che costituiscono la base di partenza di ogni prodotto, installazione e architettura.
Ogni progetto è connesso l’un l’altro: dalle micro abitazioni modulari alle auto elettriche, dalle installazioni luminose ai mobili; ogni lavoro è guidato dalla ricerca dell’essenzialità e della funzionalità, così come della sostenibilità e delle performance.
Negli ultimi anni lo studio Mandalaki si concentra prevalentemente su un’estesa ricerca intorno alla natura e alle caratteristiche dell’illuminazione; nasce così il progetto Halo, il cui scopo è superare la percezione della luce come una sorgente di illuminazione strumentale, attraverso la sperimentazione e produzione di precise proiezioni grafiche.
Viene così stabilita un’unione tra due entità, l’oggetto fisico e la proiezione metafisica. Il risultato è una nuova famiglia di lampade, disegnate per diversi ambienti, capaci di creare infinite sfumature, fonti di nuova energia in cui perdersi.
Nel 2018 Mandalaki disegna e produce Monocabin, una micro unità abitativa, per esplorare lo spazio intimo dell’individuo. L’architettura del modulo è stata concepita come un oggetto di design abitabile, unico, democratico. Il risultato è una piccola abitazione modulare, il cui primo prototipo è costruito e visitabile nell’isola di Rodi. Ad oggi Monocabin, declinabile in tre diverse misure, viene prodotta e consegnata in tutto il mondo come prefabbricato altamente ecologico, funzionale e versatile.
Mandalaki è fondato sull’approccio multidisciplinare: ogni progetto viene affrontato da team specifici che coinvolgono consulenti esperti, come artisti, scienziati e artigiani, che valorizzano gli output e il network dello studio.
LUCA LONGOBARDI
Luca Longobardi, pianista, compositore e multi-media artist, rappresenta la generazione di musicisti di formazione classica che incorporano nelle loro opere il linguaggio della musica elettronica contemporanea e il multimedia. Nato nel 1976, ha studiato musica in Italia e New York e nel 2011 ha conseguito il Dottorato in Restauro dell’Audio Digitale presso La Sapienza, Roma. Compone musica per il balletto, il teatro, la televisione e il cinema. Molte sue produzioni sono fortemente legate ad installazioni sperimentali e a spettacoli immersivi (Atelier de Lumières - Parigi, Carrières des Lumières - Baux-de-Provence, Kunstkraftwerk - Lipsia). È autore, compositore e regista musicale di Immersive Van Gogh Exhibit, lo spettacolo immersivo che ha venduto più di 5 milioni di biglietti in Nord America portando l’arte immersiva sotto i riflettori dell’interesse mondiale.
Il costante interesse per le dinamiche di innovazione del linguaggio creativo lo portano a studiare e a utilizzare attivamente software e modelli di AI sia nel campo visuale che in quello audio.
Apocryphal Cities, opere A/V create con questo processo, sono esposte presso la galleria Rossana Orlandi segnando così il suo debutto nel 2023 nel mondo dell’Interior Design.
\mÈ inoltre recente l’annuncio di una collaborazione diretta con Dan Brown, insieme a Massimiliano Siccardi — regista e video-artista con cui collabora da oltre quindici anni con cui realizzerà la versione immersiva de Il Codice Da Vinci.