
Ako Atikossie
Dal 14 ottobre al 9 gennaio
Vernissage e talk alla presenza dell’artista 14 ottobre, ore 19.30
Esistono forze che non vediamo, ma che attraversano ogni cosa. Particelle, attrazioni, oscillazioni e campi energetici agiscono sulla materia determinandone equilibri e trasformazioni. È da questa dimensione invisibile che prende avvio PROPULSIONI, la mostra di Ako Atikossie, artista nato in Togo e attivo tra Milano e Lomé, la cui ricerca mette in relazione arte, scienza, tecnologia e risorse naturali.
Da alcuni anni Atikossie concentra la propria ricerca su un simbolo e un segno: (-e), l’elettrone, e (-), la sottrazione. Il primo rimanda a un’entità che si manifesta contemporaneamente come particella e come onda, energia fluttuante e vibrante presente nella materia terrestre e cosmica; il secondo supera la propria funzione matematica per assumere un significato filosofico legato all’assenza, al ritrarsi, alla mancanza e, insieme, all’infinito.
Da questo nucleo nasce un vocabolario visivo fatto di segmenti, ripetizioni e discontinuità. Il gesto pittorico procede per accumulo di unità minime che si aggregano, si disperdono, entrano in tensione e costruiscono strutture più ampie. Forme organiche, configurazioni cosmiche, paesaggi, cellule e sistemi sembrano affiorare dalla superficie senza stabilizzarsi mai definitivamente.
In PROPULSIONI, la pittura diventa così un campo di forze. Le particelle sembrano muoversi, urtarsi, orbitare, generare nuove configurazioni. Non si tratta di illustrare un fenomeno scientifico, ma di utilizzare la scienza come dispositivo immaginativo: un territorio attraverso cui interrogare ciò che ancora sfugge alla conoscenza e trasformarlo in esperienza sensibile.
Art is, for me, the privileged territory where science can think itself, examine itself, and open new perceptions of discoveries and their multiple forms of existence.
[Per me, l’arte è il territorio privilegiato in cui la scienza può pensare se stessa, interrogarsi e aprire nuove prospettive sulle scoperte e sulle loro molteplici forme di esistenza.]
Arte e scienza condividono, nel lavoro di Atikossie, una tensione verso l’ignoto. Entrambe osservano, formulano ipotesi, sperimentano e spostano i confini di ciò che è percepibile. È in questa zona di contatto che un dato scientifico può trasformarsi in immagine e l’intuizione artistica aprire nuove domande sulla materia, sull’energia e sui sistemi che regolano la nostra esistenza.
Ma la tecnologia non è mai, per Atikossie, un territorio neutrale o smaterializzato. Ogni innovazione dipende da elementi concreti: minerali, risorse, infrastrutture, geografie di estrazione e reti economiche. Parlare di sviluppo tecnologico significa inevitabilmente confrontarsi con materie prime strategiche, interessi geopolitici e conseguenze sociali e umanitarie.
Questa consapevolezza attraversa in modo particolare il suo sguardo sul continente africano. In opere dedicate ai fondali marini, ai noduli polimetallici o agli elementi strategici, la dimensione microscopica della materia incontra quella vastissima delle economie globali. Nel lavoro Détonation des éléments stratégiques, Atikossie riflette esplicitamente sul ruolo delle materie prime nella transizione ecologica, energetica e digitale e sulle nuove forme di pressione e predazione prodotte dal loro controllo.
La superficie delle opere contiene così scale differenti che convivono simultaneamente: l’infinitamente piccolo e il cosmico, la sostanza minerale e il paesaggio, il fenomeno fisico e la sua ricaduta politica. Ciò che appare astratto mantiene sempre un legame con la realtà materiale del presente.
Il titolo PROPULSIONI suggerisce precisamente questa trasmissione di energia. Una propulsione è una spinta che produce movimento, modifica una condizione, trasferisce una forza da un corpo all’altro. Nelle opere di Atikossie il movimento non è necessariamente lineare: procede per espansioni, deviazioni, collisioni, aggregazioni. Dal nucleo all’elettrone, dal minerale al dispositivo tecnologico, dalla materia terrestre alle profondità dello spazio, ogni elemento sembra appartenere a una rete più ampia di trasformazioni.
A questa dimensione scientifica e politica se ne affianca una più intima e spirituale. Il vuoto, nella ricerca dell’artista, non coincide con il nulla, ma con una condizione originaria, uno spazio ancora disponibile alla formazione.
My practice remains deeply guided by intuition and observation; they nourish and strengthen my connection with emptiness, which I often associate with the divine, as the point of origin of all creation.
[La mia pratica continua a essere profondamente guidata dall’intuizione e dall’osservazione; entrambe alimentano e rafforzano il mio rapporto con il vuoto, che associo spesso al divino, inteso come punto originario di ogni creazione.]
Sottrarre significa allora anche rendere possibile. L’assenza apre uno spazio, il frammento può diventare struttura, le particelle possono aggregarsi fino a generare una nuova sostanza. È un processo che Atikossie definisce come un’“alchimia senza fine”, in cui ciò che manca non rappresenta necessariamente una perdita, ma può diventare principio di una nuova forma.
PROPULSIONI abita questo spazio instabile tra ciò che conosciamo e ciò che ancora non riusciamo a vedere. Le opere non cercano di offrire risposte definitive, ma mettono in movimento relazioni: tra scienza e immaginazione, risorse e tecnologia, visibile e invisibile, materia e vuoto.
La domanda che attraversa la mostra riguarda allora anche il nostro presente: quale forma può assumere il progresso quando iniziamo a osservare non soltanto ciò che produce, ma anche la materia, i territori e le relazioni che lo rendono possibile?
a cura di Rischa Paterlini
in collaborazione con Viasaterna
Bio
Ako Atikossie, nato nel 1980 a Zalivè, in Togo, vive e lavora tra Milano e Lomé.
La sua pratica pittorica e installativa esplora le relazioni tra tecnologia, materia e risorse naturali attraverso un linguaggio astratto, sviluppando riflessioni sulle trasformazioni e sui nuovi scenari delle scienze contemporanee. La fisica quantistica, i fenomeni cosmici e ambientali, le materie prime strategiche e le conseguenze dell’accelerazione tecnologica diventano territori di indagine capaci di intrecciare dimensione scientifica, politica, filosofica e spirituale.
Una particolare attenzione è rivolta al continente africano e alle implicazioni sociali, economiche e geopolitiche legate alle risorse naturali e ai processi di innovazione globale.
Attraverso intuizione e osservazione, Atikossie costruisce immagini in cui micro e macro, visibile e invisibile, pieno e vuoto convivono in una continua trasformazione della materia.